Blockchain Watch: pensare in grande

Come sempre, bastano sette giorni per riempire pagine e pagine di news, informazioni e innovazioni che sconvolgono l’intero settore.

Questa settimana è il turno di Microsoft USA che, grazie ad un accordo con BitPay, ha iniziato ad offrire il pagamento tramite valuta bitcoin, con un occhio di riguardo verso i giovani clienti Xbox.
Questa novità ha ricevuto commenti entusiasti della community, la quale non ha perso tempo nell’aggiungere il gigante di Redmond alla già ricca lista che vede Expedia, Dish, Dell Computer, Virgin e Overstock attivi in questo tumultuoso settore.

La news è presente sul blog ufficiale Microsoft.

 

Il rumore è stato tale che è passata quasi in sordina la notizia dal New York Department of Taxation and Finance: dopo mesi di attesa e voci di corridoio, lo Stato di New York si è pronunciato ufficialmente, definendo il Bitcoin e tutte le “Convertibile Virtual Currencies” una “Intangible Property”, eliminando per ora la necessità di richiedere la “sales tax” (una sorta di IVA) per tutte le transazioni che avvengono sul territorio dello Stato.

Il documento, consultabile a questo indirizzo, specifica anche lo scenario di scambio come baratto e quello per l’acquisto dei beni, dove invece la “sales tax” è dovuta in base al valore di mercato del bene scambiato.

Questo non è un caso isolato: con puntualità quasi sconcertante un importante esponente della Bank of China, Wu Xiaoling, ha implicato che forme di denaro privato digitale potranno coesistere con le forme di denaro governativo, una dichiarazione che stando ad un esponente dell’exchange cinese Huobi proviene dal più alto esponente del governo cinese che si sia espresso sul Bitcoin fino ad oggi.
Per chi legge cinese, la fonte è questa: http://business.sohu.com/20141214/n406932651.shtml.

 

Arriva sempre da New York la notizia che, dei 50mila bitcoin messi all’asta dal governo americano, 48.000 sono stati acquistati da Second Market, la società di trading con sede a Manhattan che offre servizi professionali da prima che il Bitcoin nascesse e che, tramite il Bitcoin Investment Trust, è stata tra le prime a credere sul potenziale “regolamentato” di questo fenomeno. È lecito aspettarsi che, in via più o meno riservata, a Wall Street saranno in molti ad interessarsi al Bitcoin Investment Trust, ampliando implicitamente l’influenza delle criptovalute anche negli ambienti della finanza più tradizionale.

Interessante anche la conclusione del pasticcio di Blockchain.info, che aveva portato alla sparizione di circa 300 bitcoin per un errata implementazione delle firme sulle chiavi private ai wallet degli utenti: l’utente che risponde al nick di “Johoe” si è preso la briga di svuotare tutti i wallet esposti a questa vulnerabilità e, anziché andarsene ai tropici un annetto, li ha restituiti a Blockchain.info per organizzare la campagna di rimborso da parte della (pluri-finanziata) startup.
In molti hanno gradito la sua azione, specialmente Trezor in quanto la prova della transazione è una foto che ritrae uno dei loro hardware wallet subito prima della firma. Non a caso l’azienda ceca, produttrice dell’utile gadget usb, gliene farà recapitare un altro da collezione, per ribadire la gratitudine che un po’ tutti gli hanno dimostrato solo a parole.

Concludiamo questo breve articolo con un’importante avviso di sicurezza: è bene evitare di lasciare i propri bitcoin su siti, applicazioni o servizi che non permettono di gestire in prima persona le chiavi private e, se proprio dovesse esserci bisogno di un servizio web, affidarsi ad uno che fa utilizzo di firme multiple e abbia compatibilità con wallet hardware.

Vi risparmiamo la fatica di cercarne uno che vada bene, in quanto al momento GreenAddress.it risponde a tutti i requisiti di cui sopra, ed è Made in Italy!

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