Blockchain Watch: cercasi business model sostenibile

Il prezzo sale e scende, come sempre, secondo movimenti che paragonati alla finanza tradizionale sono ancora troppo rapidi e imprevedibili. Un problema per chi vuole costruirci un business solido, un’opportunità per chi sa sfruttare questa volatilità a proprio vantaggio.

Purtroppo quest’ultimo è un gioco “a somma zero”, dove ogni ingente guadagno grazie al trading si può tradurre in un’ingente perdita per chi in precedenza ha acquistato o minato i bitcoin frutto della speculazione. Il mondo funziona così, domanda e offerta, speculanti e speculati. Ma la “killer application” del Bitcoin non è (e difficilmente sarà) uno strumento speculativo iper-volatile che premia chi ha il giusto istinto all’interno degli exchange più quotati. Questa dinamica è inevitabile e, dopo un anno di continui cali, è sempre più difficile trovare persone in possesso di bitcoin acquistati quando si era al di sotto di 100 o perfino 10 dollari e quindi disposte a svendere anche nelle fasi di assoluta “bassa marea”. In altre parole il business model della pura speculazione, sebbene sia in assoluto quello più sbandierato sui media tradizionali, è probabilmente destinato a perdere sempre più terreno.

Eppure la notizia di questa settimana è il “rilancio” di Coinbase, sotto forma di un nuovissimo exchange che offre strumenti dedicati a chi vuole fare trading con un piglio maggiormente professionale. Come riportato da numerose testate, tra cui il Wall Street Journal e Wired, Coinbase da qualche giorno opera secondo i regolamenti del New York Stock Exchange, offrendo i suoi servizi a 24 dei 52 Stati americani, rinunciando del tutto (per ora) alla clientela internazionale. Una scelta coraggiosa, che ha fatto discutere chi era già cliente, ma d’altronde è inevitabile che con un round di finanziamenti da 75 milioni di dollari (annunciato alla fine della scorsa settimana) le priorità passino dalla diffusione e promozione del fenomeno a numeri che siano da “business vero”. E per farlo hanno deciso di intraprendere la strada della regolamentazione assoluta.

Una strada che porta inevitabilmente verso Wall Street, sulla quale i ragazzi di Coinbase sono in buona compagnia: anche i fratelli Winklevoss hanno annunciato che intendono lanciare un exchange regolamentato, provocando qualche perplessità (il loro ETF è già nell’aria da un anno e mezzo!) ma ponendo l’attenzione su un aspetto fondamentale: facilitare l’ingresso a questo mondo.
Leggendo la loro interessante intervista rilasciata al New York Times la questione si gioca proprio qui: “prima di correre occorre camminare” e se l’acquisto di bitcoin deve passare per piattaforme e strumenti difficili da usare, o peggio che non godono di fiducia degli utilizzatori, il rischio è quello di restare confinati a fenomeno di nicchia.

Effettivamente i modi di “uscire” sono ormai innumerevoli, anche su ecommerce di un certo livello (Dell, Overstock, Expedia). Di fatto una volta entrati in possesso di bitcoin (e superate le iniziali vertigini dovute alla sua volatilità) l’utilizzo è semplice ed immediato, non molto diverso dall’invio di una mail, pertanto l’industria – da questo lato – è decisamente più matura (e semplice da gestire, le regole al momento sono molte meno).
Viceversa l’ingresso è ancora molto macchinoso: a parte alcuni modelli di ATM (che forse offrono il sistema più immediato e indipendente) un utente qualsiasi deve intraprendere un viaggio lungo e complesso, dalla verifica dell’identità (ormai uno standard per tutti gli exchange istituzionalizzati) all’invio di bonifici internazionali o pagamenti tramite piattaforme che non sempre sono “user friendly”.

Qual è quindi la strada per un “business model sostenibile”? Senz’altro ci sono grandi opportunità nel commercio, specialmente in periodi di euforia quando ci si trova improvvisamente con un potere d’acquisto più alto del 20 o 30%. Anche nel settore dei servizi d’intermediazione, non a caso molti dei finanziamenti guardano in quella direzione.

Ma forse manca ancora la rivoluzione copernicana di questo intero mercato, una “killer application” che spalanchi le porte del Bitcoin (e i suoi benefici) a chiunque in modo disintermediato e istantaneo.

Chissà forse la chiave per tutto questo siamo proprio noi, intesi come community che si trova “già dentro” questo fantastico mondo!

 

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